Boredom is just the reverse side of fascination:
both depend on being outside rather than inside a situation,
and one leads to the other.
Arthur Schopenhauer




Il mio allenamento di oggi è consistito in una quadrupedia di 60-70 metri (più il ritorno) all'interno del canale interrato e semiallagato. E' durato circa 15 minuti, mani e piedi nell'acqua fredda e nel fango argilloso, denso e pesante. Stupendo.
Per l'occasione, oggi, ho portato pila da testa e macchina fotografica ma altre volte l'ho fatta al buio totale, senza scarpe e maglietta e, devo dire, è ancora meglio! Affondare mani e piedi nel limo, senza vedere nulla (ma proprio nulla!) e sentire il respiro freddo che viene da lontano è impareggiabile. Si impara a fare affidamento su altri sensi, in modo particolare il tatto, è un esercizio di autocontrollo sotto stress e ci si sporca un sacco!
2001
La Zerowatt di Nese chiude i battenti, niente più lavatrici bergamasche.
11-7-09
13.30_Magda e io decidiamo di fare un sopraluogo per una più approfondita esplorazione del grosso complesso industriale di nese, la Zerowatt. Facciamo il giro in macchina una volta, due volte. Decidiamo di parcheggiarci dentro un nuovissimo complesso commerciale limitrofo. Scopriamo subito un entrata facilissima, c'è un ponte di cemento sopra ad un ruscello, il cancello è tutto fuorchè sicuro.13.50_Senza nemmeno accorgercene siamo già dentro, menomale che doveva essere un giro d'ispezione. Siamo sotto una vasta veranda formata da onduline di plastica, spazzatura e scatole di cartone ci accolgono. Entriamo nell'edificio che doveva essere il capannone industriale principale. Buio, lame di luce dalle finestre affumicate, Flora violenta cerca di conquistare l'interno inospitale. Vaghiamo in deriva per gli ampi spazi, facendo numerose fotografie. Vediamo: pavimenti polverosi, buchi nel soffitto, cartelli strani, colori accesi, montagnole di guano, ragnatele ed estintori, muri scrostati, atelier artistici nascosti, vetri rotti e non, giungle selvatiche e timide briofite,
stivali
infangati, gatti che scappano. Saliamo e scendiamo scale, attraversiamo spazi vuoti, percorriamo corridoi. Abbiamo vagato per tutto il capannone. Rimane da esplorare lo stabile degli uffici ed una casa (forse era di un custode). Purtroppo è giorno e per arrivare a questi altri edifici bisogna percorrere tratti aperti, facilmente visibili dalle case intorno. Decidiamo di ritornarci un'altra volta, possibilmente in notturna.
14.40_Do una spiata fuori da una finestra, tutto tace, la Panda è sempre lì ad aspettarci. Ripassiamo da mod. Explorer a mod. Bravi-ragazzi-che-fanno-qualche-foto, usciamo come se nulla fosse. Ci attardiamo a fare ancora qualche scatto dell'esterno poi saliamo in macchina e andiamo a casa. Siamo un po' stanchi.
Jimbo
9-7-09
22.00_Scavalco facilmente il muro di mattoni dell'asilo nido di città alta, in parte al museo storico, mi trovo in uno spiazzo ghiaioso. Proseguo fino a trovare la vecchia rampa di scale che porta all'altra entrata (sbarrata da decine di anni) della Rocca. Salgo per pochi metri e sulla sinistra comincia l'inferiata metallica. Sembra essere stata costruita più per evitare che la natura selvaggia esca piuttosto che per paura che qualcuno vi penetri. La scavalco con inaudito piacere, cercando di focalizzarmi sul silenzio. Mi trovo su di un sentiero di pietre coperte di foglie secche, avanzo fino ad uno sbarramento, ci passo sotto. Davanti a me si apre una vera e propria ferita della terra. Un grosso scavo che dovrebbe diventare un parcheggio ha sventrato il fianco di città alta, portandosi via un boschetto con uno stagno (uno degli ultimi luoghi ospitali per gli anfibi della zona). Ora mi faccio più cauto, sono visibile dalle case in basso. Proseguo per una cinquatina di metri aquattato a terra, quasi a quattro zampe, finalmente vedo l'entrata.La luce comincia a calare in fretta. Entro nel buco. Accendo la mini torcia ad incandescenza, illumina pochissimo. Faccio un rapido sopraluogo. Tutto agibile. Sulla via del ritorno vado a controllare che l'entrata dalla parte della mensa universitaria sia aperta, pare esserlo.
22.15_Mi avvio per lo scavo, attardandomi ad osseravare interessato un pluviometro elettronico attaccato ad una presa, lì all'aperto. Scavalco il muro dell'asilo e sono fuori.
10-7-09
13.00_Io e Magda usciamo, ci dirigiamo alla mensa universitaria. Come due studenti qualsiasi entriamo nell'edificio ma poi tiriamo dritti e passiamo un cancello (al quale manca la serratura). Siamo nel vecchio zoo della rocca (mi ricordo dell'aquila con l'occhio di vetro, saran passati 20 anni). Camminiamo, saliamo della scale, a destra si vede uno scorcio del chiostro di S, Francesco, a sinistra una rete metallica. Aggiriamo. Siamo allo scavo.Questa volta c'è luce, ci muoviamo bassi, aspettiamo poi ci muoviamo ancora. Arriviamo al buco, entriamo rapidamente. Questa volta ho la torcia da testa nuova e Magda ha la mia pila. Il tunnel procede e noi con lui. Dritto dentro la Rocca per 50 metri, poi piega a destra. Al gomito c'è una porta arrugginita e devastata, dietro, dei gabinetti ormai inondati dall'umidità che gocciola dal soffitto. Riprendiamo il tunnel. Il soffitto a volta è coperto di stalattiti calcaree. Dopo un centinaio di metri c'è un budello, si gira a sinistra, poi a destra, poi c'è una porta, la varchiamo. Siamo nell'ultima stanza, li infondo c'è una porta d'acciaio. Da sotto arriva la luce, probabilmente fa parte dell'asilo. Sopra di noi sentiamo dei passi, il cemento armato rimbomba. Torniamo indietro facendo qualche foto.
13.45_Usciamo dal buco, corriamo bassi, attraversiamo la foresta, usciamo dalla mensa, andiamo a casa a mangiare che ci è venuta fame.
Jimbo
La città offre insapettate occasioni di abbandonarsi al piacere dell'esplorazione: qua e là l'urbanizzazione sregolata e i grandi capitali hanno creato isole selvagge ed inesplorate. Grandi edifici dimenticati, fabbriche fallite, ospedali abbandonati, reti fognarie, tunnel di servizio; tutti luoghi accomunati dall'estremo interesse che ricoprono come obiettivi di infiltrazioni esplorative. Negli ultimi tempi molti urbanisti hanno compreso che il comportamento umano verso lo spazio circostante è almeno in parte determinato da adattamenti filogenetici. [...] L'uomo, con molta probabilità, è soggetto a una quantità di pulsioni geneticamente determinate che riguardano il suo comportamento relativo allo spazio, e che non devono essere trascurate a lungo se non si vuole che diventino motivo di insoddisfazione. Pulsioni che risalgono al periodo in cui l'uomo viveva come cacciatore raccoglitore. (Da Etologia Umana)