Visualizzazione post con etichetta video. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta video. Mostra tutti i post

giovedì 24 novembre 2016

Il Parkour nel linguaggio dello spettacolo



Introduzione: Parkour tra realtà e artificio

La spontaneità è una posa difficilissima da mantenere.
(Anonimo)

Il parkour nasce come sistema per prepararsi a superare qualsiasi ostacolo nel mondo reale, sia esso un salto tra due palazzi, il superamento di una panchina nel parco o arrampicarsi giù per la parete di una casa in fiamme. Per questo motivo la pratica del parkour è un allenamento “ad obiettivo” che è funzionale, olistico e richiede continuo adattamento e applicazione da parte del praticante. Oltre a questo, l’arte dello spostamento offre un modo per utilizzare gli spazi pubblici in maniera creativa ed alternativa, per esprimere un modo di essere in relazione con lo spazio che ci circonda.
Anche nel parkour, tuttavia, abbiamo diversi gradi di “applicazione reale”. Ad esempio: prima imparo un volteggio su un materassone in palestra, poi uso lo stesso movimento al parco su di un tavolo da picnic ed infine divento capace di applicare quel movimento ad una situazione totalmente reale come superare un ostacolo sconosciuto mentre fuggo da un cane da guardia. In molti convengono con me nell’affermare che la pratica del parkour dovrebbe renderci progressivamente più in grado di applicare le nostre abilità nel mondo reale. Posso però assicurare che è difficile mettersi in situazioni che richiedono la reale applicazione dell’allenamento svolto perchè è faticoso e comporta un continuo conflitto con se stessi. Più facile è fermarsi e continuare a migliorare le propria prestazione in ambiente controllato perdendo di vista l’orientamento al reale.
Ninja Warrior (abbreviato NW) è un talent show, un programma televisivo. Un gruppo di concorrenti si sfidano per arrivare alla fine di un percorso ad ostacoli nel minor tempo possibile e senza cadere in acqua. Essendo tutto predisposto e conforme a norme di sicurezza, possono permettersi di trascurare cose che nel mondo reale sono importanti e viceversa. Per esempio è importante arrivare in fondo (magari anche alla svelta) ma non è importante non cadere (tanto sotto c’è l’acqua), è importante riuscire ad arrivare sulla piazzola ma non come ci si arriva (tanto è imbottita di gommapiuma), è importante imparare a resistere allo stress sociale della telecamera mentre non è importante riuscire a vedere possibilità alternative al percorso prestabilito.
Monument Crew (abbreviato MC) è una specie di reality show in cui 6 atleti-attori vengono seguiti da una troupe mentre praticano (?) nei pressi di famosi monumenti italiani. Ma non si tratta di un documentario. La differenza tra un documentario ed un reality show è che il primo nasce per descrivere e approfondire un fenomeno culturale cercando di ridurre al massimo l’influenza dell’osservatore sul soggetto, il secondo è un programma di intrattenimento che propone riprese dal vivo di situazioni reali o presunte tali, della vita quotidiana di persone comuni. In MC ampio spazio viene concesso alle dinamiche del gruppo e alla preparazione dei “trick” prima della “run”. Obiettivo della puntata è quello di mettere in pratica la run sul monumento designato, cercando di trovare un’applicazione semplice e finendo per appiattire il fenomeno del parkour per renderlo comprensibile e comunicabile senza troppa fatica.
In entrambi questi programmi, NW e MC, è evidente come la motivazione alla pratica è prevalentemente sostenuta da fattori esterni (ovvero si rinforza quando l’individuo ottiene un riconoscimento dall’esterno). Al termine della performance di NW l’atleta viene gratificato da applausi, luci colorate, una bella classifica sui tempi e il bacio della fidanzata (che i registi stanno bene attenti a non perdersi). In MC il momento della suspense, il pathos creato ad arte dai registi, la speranza di diventare famosi sono probabilmente elementi importanti nel gratificare gli atleti che vi partecipano.
L’artificiosità (intesa come non autenticità) e la motivazione estrinseca, tipici dello spettacolo, sono proprio i due fattori che allontanano gli spettatori da una comprensione autentica del Parkour.

La natura dello spettacolo: una metafora calzante

“Siamo tutti pronti ad abbattere una prigione, quando i cancelli stanno per rinchiudersi su di noi. Ma che succede se non si odono grida d’angoscia? Chi è disposto a prendere le armi contro un mare di divertimenti?
Da “Divertirsi da morire”, Postman 2003

Qualche anno fa ho visto uno show televisivo (ma allora si può fare anche qualcosa di positivo con i media?) che ha solleticato la mia immaginazione per gli anni successivi: Black Mirror. Tra le varie splendide puntate, ce n’è una che si intitola “15 milioni di meriti” e che vi racconterò brevemente perchè trovo che sia una metafora calzante di quello che vorrei spiegare. Sempre che non vogliate guardarvela qui (Youtube: https://www.youtube.com/watch?v=9Nl6PeTNA_4).

Bingham Madsen, per gli amici Bing, vive in un futuro distopico nel quale tutti devono pedalare su delle cyclette per poter dare energia a ciò che li circonda e in cambio ottenere una valuta chiamata Merito. Tutti indossano una tuta da ginnastica grigia e possiedono un avatar virtuale che si può personalizzare con vestiti per pochi Meriti. In questo mondo le persone sono costantemente circondate da schermi con programmi televisivi e pubblicità e, se si tenta di chiudere gli occhi, un rumore fastidioso e un avviso obbligano a tornare alla visione.  Le persone dormono in cubicoli cosparsi di schermi: spendendo dei Meriti è possibile saltare le pubblicità, e i Meriti servono per qualsiasi servizio, dal dentifricio al cibo. Due tra i programmi che vanno per la maggiore sono "Wraith Babes", una trasmissione pornografica, e "Hot Shots", un seguitissimo talent show. Bing è annoiato da questo tipo di società e passa le giornate nell'indifferenza totale.

Guardando la puntata il mio pensiero va a due grandi scrittori del secolo scorso, Orwell e Huxley, che hanno prospettato per noi un futuro minaccioso. Mentre il primo (in “1984”) temeva l’avvento di un Grande Fratello, un potere che opprime e controlla con la forza della tecnologia, il secondo (in “Il mondo nuovo”) ci metteva in guardia da una dittatura democratica che controlla i propri cittadini non attraverso le punizioni ma elargendo  i piaceri, scenario forse più attuale.
Altro grande saggio cui non posso non pensare è “La società dello spettacolo” che Debord, intellettuale di formazione anarchica e marxista, scrisse nel 1967. Emanuele Isidori lo riprende nel suo articolo dal titolo “la comunicazione spettacolarizzata: una riflessione pedagogica tra Debord e YouTube”, ci offre numerosi spunti di riflessione.
Nella società prefigurata da Debord una comunicazione, resa perenne spettacolo, è così pervasiva da influenzare tutti gli ambiti della vita umana, dalla famiglia e al lavoro, dai sentimenti alle aspirazioni.
Tutto questo ha inizio quando la produzione industriale smette di realizzare prodotti “autentici” (il cui valore dipende dal lavoro necessario per realizzarlo e/o dalle materie prime utilizzate) per concentrarsi su prodotti il cui valore è definito sulla base di come essi appaiono. La volontà del cliente è che il prodotto contribuisca, principalmente, allo spettacolo della sua vita. Si pensi, ad esempio, a come il valore commerciale di un prodotto possa variare in base a design o brand.
Nella società dello spettacolo, tutto viene realizzato e vissuto solo in funzione di come verrà percepito dagli altri soggetti-spettatori. L’uomo contemporaneo cessa di valere per quello che “è” ed inizia a valere per come “appare”. Anche i valori, una volta permanenti e duraturi, diventano instabili e vengono adattati ad un sistema di apparenze indefinito e mobile. Questa spettacolarità lo getta in uno stato di perenne crisi di identità che rasenta l’incapacità di vivere un’esistenza autentica – sia individualmente che socialmente – e spiritualmente profonda, perché sempre banalizzata e resa superficiale dalla prostrazione alla “deità” dell’apparenza (Menduni, Nencioni & Pannozzo, 2011 in Isidori 2015).
Queste dinamiche sono sotto gli occhi di tutti noi oggi, ma si vedono molto bene nella visione amplificata diretta da Euros Lyn nella puntata di Black Mirror che continua così.

In bagno Bing origlia Abi, una donna la cui voce trova bellissima, mentre canta una vecchia canzone forse ormai dimenticata: lo stile è completamente diverso dalle canzoni pop proposte da Hot Shots. Lui la incoraggia a partecipare al talent show, che offre alle persone la possibilità di uscire da questa realtà simile alla schiavitù per raggiungere fama e ricchezza. Abi, tuttavia, non ha abbastanza Meriti, inoltre ha la sensazione che non riuscirebbe a cantare bene sotto pressione. Bing la persuade, convinto che in quel mondo non ci sia nulla che valga la pena comprare, e acquista per lei il biglietto, spendendo 15 milioni di Meriti. Lei accetta, e prima di salire sul palco gli regala un origami di un pinguino, fatto da lei. Abi si esibisce splendidamente, il pubblico virtuale è in visibilio.

Anche su questo si basa la società dello spettacolo, il fatto che dà a tutti l’illusione della possibilità di diventare famosi. I talent e i reality, sempre più pervasivi, non fanno che ricordarci che anche noi potremmo essere lì in quel momento, a patto che improntiamo la nostra esistenza sull’apparire costruendo e diffondendo un’immagine pubblica facilmente spendibile. In linea con queste riflessioni l’industria dell’intrattenimento rivolge le sue attenzioni al mondo dei giovani, notoriamente buoni consumatori perché facilmente influenzabili. D’altra parte, come si legge nel saggio di Isidori: “nei confronti dei giovani la società dello spettacolo si comporta in modo ambiguo e contraddittorio. Infatti, se da una parte propone il mito dell’adolescenza e della gioventù come punto di riferimento della cultura di massa (Danesi, 2006), dall’altra “insidia” ed “attacca” invece la cultura giovanile con una “guerra” che ha lo scopo di privarla di qualsiasi capacità di giudizio per trasformare i giovani in passivi fruitori e consumatori di beni e servizi prodotti dalle imprese commerciali per finalità legate al mero profitto economico ed al guadagno (Giroux, 2000)”.

Nonostante la splendida performance canora di Abi l’industria dell’intrattenimento, incarnata da tre giudici, sceglie per lei il futuro che meglio risponde alle esigenze del mercato, il porno: “o questo o la bicicletta”, “pensa agli spettatori, la maggior parte di loro farebbero tutto per essere al tuo posto in questo momento”.
Il povero Bing aveva ingenuamente pensato che la voce di Abi, così reale in un mondo contraffatto, avrebbe potuto liberarla dal mondo della normalità. Invece, la qualità più genuina di Abi, la voce, siccome non facilmente vendibile è stata sacrificata a vantaggio di scopi più lucrosi. Ora milioni di spettatori guardano le pubblicità dello show pornografico di Abi immaginandola felice e realizzata.

Quando una popolazione è distratta da cose superficiali (meccanismo non certo recente, si pensi al “pane et circenses”), quando la vita culturale è diventata un eterno circo di divertimenti, quando ogni serio discorso pubblico si trasforma in un balbettio infantile, quando un intero popolo si trasforma in spettatore e ogni pubblico affare in un varietà televisivo, allora la nazione è in pericolo: la morte della cultura è chiaramente una possibilità (Postman 2003).
Sembra che questa società dello spettacolo stia determinando una regressione della cultura ridefinendo il rapporto di categorie opposte. La forma diventa più importante della sostanza, la superficialità più interessante della serietà, l’individualismo non è più bilanciato dalla solidarietà, la gratificazione è immediata o non è. La ridefinizione dei valori è ora basata sulla loro popolarità, sul gradimento della loro rappresentazione e sulla loro capacità di essere mercificati.

Bing, dopo mesi di duro lavoro e preparazione, riesce ad accedere al talent show. Dopo la sua finta performance attua il suo sabotaggio: minacciando di uccidersi in diretta con una lama di vetro costringe i giudici ad ascoltare il suo discorso critico: 
«Io non ho preparato proprio nessun discorso, non ci ho neanche provato. Volevo solo riuscire ad arrivare fin qui per farmi ascoltare da voi. Per costringervi almeno una volta nella vostra vita ad ascoltare davvero qualcuno invece di starvene lì a far finta di farlo. Vi accomodate a quel tavolo, guardate verso questo palco e noi ci mettiamo subito a ballare, a cantare, come dei pagliacci. Per voi non siamo delle persone, voi non ci vedete come degli uomini quando siamo qui ma della merce.
E più siamo falsi e più vi piace perchè è la falsità l’unico valore ormai, l’unica cosa che riusciamo a digerire..Anzi no! Non l’unica, il dolore e la violenza: accettiamo anche quelli. Attacchiamo un ciccione ad un palo e iniziamo a deriderlo perché crediamo sia giusto. Noi siamo quelli ancora in sella e lui è quello che non ce l’ha fatta “ahah che scemo!”. Siamo talmente immersi nella nostra disperazione che non ci accorgiamo più di nulla. Passiamo la nostra vita a comprare cazzate. Tutto quello che facciamo, i nostri discorsi, sono pieni di cazzate. “Insomma sapete qual è il mio sogno? Il mio sogno più grande è comprare un cappello per il mio avatar”: una cosa che neanche esiste! Desideriamo stronzate che neanche esistono! E siamo stufi di farlo.
Dovreste darci voi qualcosa di reale ma non potete, giusto? Perché ci ucciderebbe. Siamo talmente apatici che potremmo impazzire, c’è un limite alla nostra capacità di meravigliarci. Ecco perchè fate a pezzi qualunque cosa bella che vedete, e solo a quel punto la gonfiate, la impacchettate e la fate passare attraverso una serie di stupidi filtri finchè di quella cosa non rimane che un mucchio di inutili luci mentre noi pedaliamo, giorno dopo l’altro, per andare dove?! Per alimentare cosa?! Delle celle minuscole con dei piccoli schermi. E sempre più celle e sempre più schermi e quindi fanculo!
Fanculo il vostro dannato spettacolo! Fanculo! Fanculo voi che ve ne state lì e non fate nulla per cambiare le cose! Fanculo le vostre telecamere e i vostri maledetti canali! E fanculo tutti per aver trattato la cosa più cara che avevo come se non valesse nulla, per averla afferrata e trasformata in un oggetto, in un giocattolo, l’ennesimo orribile giocattolo in mezzo a milioni di altri! Fanculo! Fanculo a tutto quanto! Fanculo per me, per noi, per tutto il mondo! Fanculo!»

Conclusione: cosa ci rimane?

Perché la società dovrebbe sentirsi responsabile soltanto dell’educazione dei bambini,
 e non dell’educazione degli adulti di ogni età?
(Erich Fromm)

In primo luogo ci rimane tanto da fare, e non certo una guerra al progresso. Le nuove tecnologie ci offrono (e ne offriranno sempre più in futuro) nuovi strumenti per raggiungere più persone, per comunicare e per educare: le frontiere dell’educazione si stanno spingendo verso un uso sempre più massiccio della rete e della realtà aumentata come supporto per nuove forme di apprendimento (si veda ad esempio Kirkley & Kirkley 2005). Dal rilascio di PokemonGo, l’estate scorsa, sono stati scritti diversi articoli (anche se è doveroso dire che di dati ce n’è pochi) in cui si sottolinea come questo tipo di tecnologie abbia un potenziale impatto positivo nella promozione dell’attività fisica, soprattutto in adolescenti e preadolescenti (si veda Piercy & Vaux-Bjerke 2016).
Possiamo estendere questo tipo di osservazioni sulla promozione dell’attività fisica a spettacoli televisivi come NW e MC? Forse, almeno parzialmente. E occorre fare un’altra osservazione.
A proposito di codici culturali, ecco l'anteprima che NW ha usato sui social..
Oggi il potere si esercita fondamentalmente a partire dalla produzione e diffusione dei codici culturali, degli atteggiamenti e dei valori contenuti nelle informazioni che vengono diffuse, più o meno tacitamente o subdolamente, dai media (McLaren, Macrine & Hill, 2010 in Isidori 2015). Il problema risiede proprio qui, nei codici culturali che vengono selezionati e rappresentati; abbiamo già cercato di chiarire da chi e per quale motivo: ricordiamoci che NW e MC rimangono, nella loro struttura di base, degli show il cui scopo è di spettacolarizzare una merce per poterla vendere meglio.
In questi anni, tuttavia, abbiamo potuto apprezzare anche fenomeni mediatici di altro tipo, questi decisamente positivi. Queste iniziative hanno scopi radicalmente diversi e, guarda caso, si esprimono attraverso forme radicalmente diverse. Una di queste iniziative è il progetto di Julie Angel “See&Do” (www.see-do.com): lo scopo di questo progetto, come si può leggere nel sito, è quello di normalizzare l’immagine della donna come attrice in diverse attività outdoor come Parkour e Bouldering. See&Do documenta coloro che già sono attivi/e nella speranza di creare opportunità perchè altri/e possano provare. Il mezzo scelto è il social media e l’intento è chiaro: contrastare stereotipi e passività, facendo leva sul senso critico e la voglia di mettersi in gioco.
Proprio la passività e la mancanza di criticità rimangono le maggiori sfide che l’educazione deve affrontare nell’era della società dello spettacolo e della rete. Per Debord l’instaurazione della verità nel mondo, non può essere attuata da individui che non sono collegati con la storia e la civiltà collettiva, e neppure da esseri dicotomizzati e manipolati. Queste persone, per modificare la loro realtà, devono essere in grado di dialogare e di utilizzare il linguaggio come strumento di costruzione sociale (Isidori 2015).
La stampa, che è stata il mezzo di comunicazione principe delle età dello sviluppo della civiltà moderna, dell’affermazione delle libertà civili, ha lasciato il posto alla televisione. Se l’alfabetizzazione era garanzia e condizione necessaria alla partecipazione ragionata al discorso pubblico, nell’epoca della tv questo si è ridotto ad una forma di divertimento, ad una sequenza rapida e sfuggente di immagini che appaiono e scompaiono sulla superficie di uno schermo lasciando subito il posto ad altre figure, ad altre luci, ad altri colori (Buonocuore, postfazione a Divertirsi da morire).
Nel corso della loro storia, gli sport moderni hanno sviluppato regole sempre più dettagliate per definire i limiti di partecipazione e accesso alla pratica sportiva. Queste regole riflettono il disegno organizzativo dello sport moderno, fondato a beneficio dello stato-nazione che lo finanzia e promuove fino alle Olimpiadi (http://ilmanifesto.info/lucrative-contraddizioni-dello-sport-moderno/). Ora stiamo forse assistendo alla nascita degli sport post-moderni? Non è certo più lo stato-nazione che influenza questi processi, ad essi si è sostituito il mercato globale. Non sono più esigenze politiche quelle sui cui si plasmano gli sport, oggi sono esigenze economiche; non si tratta più di regole dettagliate e competizioni tra nazionali ma di rendere tutto spendibile. Ecco come la spettacolarizzazione, in funzione del profitto, quando non crea dal nulla (pensiamo allo slamball, per esempio), manipola movimenti, discipline e culture per i suoi propri fini.
Cosa ci rimane? Ci rimane il diritto al dissenso, e la presa di coscienza che per fare da contrappeso a una diffusione massificata e superficiale serve un esercito di praticanti, educatori, insegnanti, cittadini critici e liberi pensatori che lavorino sulla qualità e per approfondire. Ognuno attraverso la propria disciplina e specializzazione sarà chiamato a contrastare la passività, la superficialità e la paura di non diventare mai dei campioni, di parkour come di qualsiasi altra cosa. Sarà dura ma dovremo far capire a tutti che, alla fine, non è quello che importa.

Nota finale: il pericolo in agguato

Stavo per dimenticarmi la fine della puntata di Black Mirror.

Dopo il drammatico discorso di Bing, i giudici, inaspettatamente, lo applaudono e gli offrono la possibilità di entrare a far parte dello show con una rubrica personale. Bing, dopo un’attesa carica di tensione, accetta: ottiene così il potere di gridare le sue critiche agli spettatori che lo guardano dalle cyclette. Si conclude così il processo della spettacolarizzazione: fagocitando, spettacolarizzando ed in fine sterilizzando le critiche stesse.

Nessuno, o quasi, è più in grado di disconnettersi dalla società dello spettacolo. A tutti noi rimane solo la possibilità di scegliere un compromesso, nella speranza di ottenere più di quello che si perde.


Gato, ParkourWave


Principali fonti citate

  • Isidori 2015, La comunicazione spettacolarizzata: una riflessione pedagogica tra Debord e YouTube
  • Debord 1967, La società dello spettacolo
  • Postman 2003, Divertirsi da morire
  • Huxley 1932, Il mondo nuovo
  • Orwell 1949, 1984
  • Kirkley & Kirkley 2005, Creating next generation blended learning environments using mixed reality, Video Games and Simulations
  • Piercy & Vaux-Bjerke 2016, Pokémon Go: A Game Changer for Kids’ Physical Activity?
  • Il Manifesto, www.ilmanifesto.info
  • Angel, www.see&do.com


lunedì 25 luglio 2011

Just a Jump

Mini clip, preso quasi a caso, di un salto che mi chiamava da qualche mese..



Piani fissi, il più ampi possibili; niente obiettivi distorcenti; movimenti interi non montati a mosaico. Velocità naturale e audio naturale. Dichiaro che il movimento è stato aperto sotto l'occhio della telecamera ed è stato ripetuto altre 4 volte. I take nel video sono il secondo, il quinto ed il terzo.

Avanti con i buoni propositi!

giovedì 30 dicembre 2010

Sweet'n'sour

- Ogni tanto anche il "bisogno" di dimostrarsi qualcosa si può lasciare a casa -, sempre che il più delle volte ce lo si porti dietro e si sappia come sfruttarlo a proprio vantaggio. In tha pagliaccio è stato un giochino, una serata libera, l'allenamento è ben altro.

Sweet'n'sour (agrodolce) sintetizza un po' l'emozione di un allenamento duro, la dolcezza del sentirsi in pace, di essere totalmente presenti e l'asprezza della fatica, delle nuove ferite che ci stiamo facendo. In un buon allenamento bisogna porsi un obiettivo, calcolando di spingere il limite un po' più in là dell'allenamento precedente; la disciplina ci permette di spremere corpo e mente per superare un nuovo traguardo. D'altra parte il Parkour senza il condizionamento - mentale e fisico - non sarebbe il Parkour.

Nello specifico. Il movimento in questione, un salto di braccia su una colonna, è stato "sbloccato" solo il giorno prima che venisse girato il video. Ho pensato che ripetere un movimento appena aperto che richiedesse circa l'80% delle mie capacità sarebbe stato una bella prova: oltre a sottoporre il corpo ad un forte stress, avrebbe richiesto una dose di concentrazione molto alta e costante. Ho deciso di farne solo 100 perchè sapevo che avrei subito considerevoli impatti, soprattutto alle articolazioni delle braccia.
 

Risultato: ho portato a termine le mie 100 ripetizioni in 50 minuti, affrontandole a blocchi di 5 (più o meno). L'aspetto limitante, come avevo immaginato, è stato l'infiammazione dei tendini, soprattutto dei gomiti: il rapido bloccaggio necessario a rimanere attaccati alla colonna è tremendo e ripeterlo 100 volte consuma. Intorno alla settantesima ho cominciato ad accusare, e ho dovuto prolungare un po' i tempi di recupero. Per quel che vale penso che i muscoli e la testa avrebbero retto altre 200 ripetizioni. Tornato a casa mi sono spalmato un po' di capidol e mi sono bevuto un paio di medie di pozione equiseto; dopo un paio di giorni di riposo gomiti e spalle sono pronti per il prossimo allenamento.

martedì 7 dicembre 2010

In tha Pagliaccio

Ogni tanto anche il "bisogno" di dimostrarsi qualcosa si può lasciare a casa. Si può uscire, la notte fredda e bagnata, e improvvisare, lavorare sulla percezione, godere della situazione, derivare psicogeograficamente. E così niente virtuosismi, sequenze sporche ed improvvisate, spot nuovi nuovissimi, nel "mio" nuovo quartiere. Quest'uscita è stata un po' come la prima strusciata sul nuovo albero, sto segnando il mio nuovo territorio di allenamento :)
Per quanto riguarda la musica: l'idea originale era senza audio, solo che era troppo noioso e ho optato per una versione più friendly. Il video è stato realizzato in una sera, un'oretta di esplorazione. Mai sottovalutare il freddo e l'umido, sotto le scarpe e sulle dita; rendono movimenti simili molto diversi.

mercoledì 4 agosto 2010

Piccoli regali all'ego..

Lo so, lo so, ma ho una buona scusa. Il videino (una giornata tra riprese e montaggio) che ho prodotto è dedicato a tutti i bergamaschi che spingono qualcosa, che lo fanno da tempo e con fotta, perchè la nostra è una promessa reciproca: tu spingi la tua roba che noi spingiamo la nostra, e tutti insieme siamo orgogliosi e contenti. Forse dall'esterno sembrerà un po' strano, ma la scena underground bergamasca è, per quanto possibile, integrata e solidale. Bergamo è un buco, ci si conosce tutti e ci si spinge. Troppo tempo è passato dalle mie ultime produzioni video e troppa gente continua a chiedermi se ho in programma nuovi video. Io ho provato a spiegargli che meno mi vedono su internet e più mi sto allenando, ma loro rimangono un po' delusi. Ecco quindi un omaggio a tutti i bergamaschi che mi danno la fotta e una piccola concessione al mio ego :) 


Più nello specifico, sul video.. (sempre riferito a questa analisi)
Autosservazione: l'utilizzo di una camera soggettiva porta numerosi vantaggi.. piani sequenza lunghi, sensazione realistica, pochi tagli.. purtroppo diventa difficile apprezzare i movimenti, ecco perchè ho usato un effetto wide, anche se un po' distorcente, permette di vedere almeno un po' il footwork e le mani (comunque più che far sembrare i movimenti più grossi, schiaccia le altezze..). La velocità non è stata modificata mentre non sono riuscito a rinunciare ad una colonna sonora dedicata. Il percorso è stato eseguito realmente in una giornata, "buona la prima" salvo un' eccezzione (non perchè avessi sbagliato ma l'inclinazione della camera era sbagliata). La zona era nota ma i movimenti non sono stati studiati nel dettaglio.
Autovalutazione: 3/5

PS: dedicato al passato, presente e futuro del Paciana collective, BGs Team, VocalamityCheck Point Charlie, Bergamoreggae, chi dipinge, chi canta, chi balla e chi carezza il vinile, a tutta la Bergamo che spinge e resiste in ogni nuova forma che si possa pensare, se c'è la mente la sostanza rimane antica. Menzione speciale per Il Baro, un'ispirazione.

sabato 3 aprile 2010

Scheletro di un allenamento

A gennaio mi annoiavo, così ho deciso di fare un videino. Speravo di riuscire a coordinarmi con altri Traceur per farne uscire 4 o 5 a distanza ravvicinata ma gli impegni sembrano attanagliare chiunque, così ho deciso di uploadarlo lo stesso, visto che ormai l'avevo fatto. Senza pretese di essere esaustivo, è un esempio di allenamento. Ho cercato di non concentrarmi troppo sulla perfezione dei movimenti anche per chiarire quanto sia lunga la ricerca, ho dato poco spazio alla tecnica perchè quella si trova in qualsiasi altro video. Spero che possa essere utile ai novizi come un canovaccio su cui aggiustare i propri esercizi.

Due cose:
  • Il set di esercizi che mostro non è completo: soprattutto le gambe non vengono allenate con cura.. ancora una volta ripeto, non prendete questo video come una tabella di allenamento completa. Ma, in effetti, è così che mi alleno io: pur esercitando un po' tutto in ogni sessione, mi concentro un giorno sulle gambe e quello successivo su braccia e tronco, ad esempio.
  • Molti degli esercizi che si possono fare non vengono mostrati per svariati motivi, primo tra i quali che non riesco a fare tutti gli esercizi che conosco in una sola sessione di allenamento.
  • Quelle che chiamo flessioni si chiamano, più correttamente, piegamenti. Scusate l'inesattezza (e scusate tutte le altre che troverete ;)).


    lunedì 18 gennaio 2010

    Antica sostanza per nuove forme

    Questo video ha partecipato alla rassegna Walls and Borders, all'interno del Festival del Cinema di Torino 2009 ed è stato realizzato da una collaborazione tra Andrea Zambelli, Andrea Salimbene e me.
    Il corto non si pone come obiettivo quello di rappresentare il Parkour nel suo svolgimento motorio. Piuttosto il tentativo è stato quello di mostrare, attraverso una sorta di percorso metaforico,  la tensione verso l'automiglioramento, la crescita personale ed il superamento degli ostacoli. Ciò che rende il parkour una disciplina.
    Il montaggio e la regia hanno quindi privilegiato il trasporto emotivo e l'estetica a discapito dell'obiettività che a me sta tanto a cuore.. questo video è quindi totalmente al di fuori delle mie norme sull'etica nei video di parkour. Spero che non me ne vogliate e che possiate capire come, nella realizzazione di un video con questo particolare e arduo intento, io abbia dovuto trovare delle mediazioni.
    La scelta di utilizzare l'Hagakure di Tsunemoto non è stata casuale, questo testo è sempre stato per me fonte di ispirazione e per la sua natura sintetica ed epigrafica si prestava perfettamente allo scopo. Dalla scelta del testo al titolo: per quanto possa cambiare la forma del contenitore, la sua utilità rimane nel fatto che è vuoto.
    Buona visione.

    http://www.youtube.com/watch?v=p3NIgzO0in8


    mercoledì 7 ottobre 2009

    Una discesa

    Per ricordarci dei bei momenti estivi, ecco un piccolo video di percorso (solo jutsu)..



    Alcune considerazioni sull'etica (per capire di cosa parlo leggete qui e date un'occhiata qui).
    Autosservazione: piani ampi privilegiati, niente obiettivi distorcenti, piani sequenza abbastanza lunghi; minimo dei tagli possibili con una telecamera, velocità e suono immodificati, percorso montato ma eseguito realmente; il materiale è stato accumulato in un giorno, nessun movimento è stato ripetuto ("buona la prima"), la zona era nota ma i movimenti non sono stati studiati nel dettaglio.
    Autovalutazione: 4/5

    Sarebbe bello avere 6 o 7 telecamere, l'unico sistema per beccarsi un bel 5 su 5!

    domenica 13 settembre 2009

    Ispirazioni cinematografiche

    Rapa Nui è un film degli anni novanta che narra della catastrofe demografica dell'Isola di Pasqua. Quando penso al metodo naturale, immancabilmente, la mia mente va a questo film. Per me è una grande ispirazione, oltre che ad un bel film. Lo consiglio a tutti (potete vederlo qui)!

    Già che ci sono elenco qualche altro film che, in un modo o nell'altro, può essere di grande ispirazione:
    • Rocky 4: la scena dell'allenamento (eccola)
    • L'ultimo dei Mohicani: la scena della caccia (eccola) e la scena finale (eccola)
    • L'impero colpisce ancora: su dagobah, un po' forzata ma passatemela:) (eccola)
    Siccome sono sempre a caccia di spunti (e di buoni film!), vi prego di elencare tutti quelli che vi vengono in mente e che siano attinenti all'allenamento naturale e allo spostamento (ovviamente tralasciate i vari Banlieue e Yamak)..

    martedì 25 agosto 2009

    Lo stupro

    Ed ecco a voi, a gran richiesta, le masse impazziscono, le femmine si eccitano, i maschi si bullano, i media sbavano: finalmente il Barclay's World Freerunning Championships 2009.





    ecc.. (ce ne sono altre parti)

    Ora sono troppo amareggiato per scrivere tutto quello che penso. Solo ci tengo a precisare che il nucleo della questione non è la critica alla competizione in quanto tale (sono pur sempre un evoluzionista, vedo la competizione ovunque e ho imparato ad accettarla, entro certi limiti) quanto, piuttosto, tutto ciò che le ruota intorno. Leggetevi qui qualcosa, se vi interessa, e fatevi le vostre riflessioni.

    Vi lascio con un haiku:
    Io tornavo infuriato
    Offeso
    Il salice nel giardino


    PS: 3 dei primi 4 piazzati sono della WFPF, la federazione dedicata all' - cito - "avanzamento rispettoso e sicuro della comunità di Parkour nel mondo" e alla diffusione di numerose altre ipocrisie.. complimenti ragazzi, bel lavoro.

    domenica 23 agosto 2009

    Equilibrismo e slacklining

    Ottimo sistema di condizionamento muscolare e di miglioramento dell' equilibrio, la slack line è una fettuccia tesa tra due ancoraggi sulla quale si cammina, si sosta e si manovra in diverse maniere.

    Per chi è interessato su youtube ci sono numerosissimi tutorial su come montarla (ci sono diversi modi, con diverse attrezzature) e su come muoverci i primi passi. A me non rimane che incoraggiare tutti i traceur a provare..

    Qui il gatto e la volpe che si divertono:

    martedì 21 luglio 2009

    Viaggi a Canvano valley

    La ricerca sullo scoiattolo europeo (Sciurus vulgaris) mi ha impegnato negli ultimi 14 mesi, sto accumulando il materiale necessario per il lavoro di tesi specialistica in Evoluzione e Biodiversità. Di base catturiamo gli scoiattoli e mettiamo un radiocollare che ci permette di trovarli nel bosco con radio e antenna.
    Di solito i periodi di lavoro sono organizzati a blocchi di 7-10 giorni che passiamo (io e gli altri ricercatori) in una foresteria sopra il lago di S. Giacomo di Fraele. Il posto è accogliente, un cucinino elettrico, acqua corrente (non d'inverno), letti a castello, 20 minuti di macchina per arrivare al primo posto dove prenda il cellulare. Insomma: botte da 10 giorni di totale disintossicazione mediatica, aria buona, animali a go-go e un po' di smatto da noia.
    Questo tipo di ricerca sul campo, oltre che essere interessante dal punto di vista naturalistico, mi ha permesso di sviluppare alcuni aspetti della vita di un normale di H. sapiens (che è ben diversa dalla vita di ZooUmano che faccio normalmente!).
    Ecco un elenco delle attività con cui mi sono intrattenuto nei periodi di campo di questi mesi:
    • Marcia, tra le 3 e le 8 ore al giorno, attraverso un bosco fitto come gli aculei di un porcospino. Ogni tanto degenera in una corsa ad ostacoli, molto interessante. D'inverno si traduce in ciaspolate di ore sopra 2 metri di neve.
    • Resistenza alle intemperie: quando c'è da chiudere le gabbie perchè piove, vuol dire un paio d'ore inzuppati fradici, la mattina alle 6, a 2000 m. Brrr..
    • Allenamento di orientamento. C'è bisogno di sapere sempre dove sono i punti cardinali, in mezzo al bosco, sennò non si trovano le trappole!
    • Ottimizzazione rapida del percorso (che nome altisonante che ho scelto, sarà per darmi delle arie). Vagare per un bosco fitto di mughi alla ricerca di uno scoiattolo vuol dire tagliare dritti ma cercando di fare meno fatica possibile.
    • Riconoscimento fauna e flora locali. Si spiega da solo. Vantaggio sicuro in caso di guerra civile e/o altri scenari apocalittici.
    • Immunizzazione a svariate dipendenze, aumento della resistenza alla noia, alla solitudine (soprattutto in questi giorni che sono stato solo soletto, mai successo di stare da solo così isolato) e ad altre cose molto insidiose.
    Ed ecco un videino che romanza tutta la questione (con un pizzico di licenza artistica..)!


    lunedì 20 luglio 2009

    Specialisti

    Pur restando all'interno del ristretto gruppo degli usufruitori di placenta.

    Specialisti nella brachiazione:



    Nell' arrampicata:



    Nella corsa ad ostacoli:



    Nel nuoto:



    Nel salto:



    Nella maratona:


    Nel volo libero:




    Beh, consoliamoci un poco.
    Konrad Lorenz (1943) ha definito l'uomo come specialista nel non essere specializzato e proprio da questa caratteristica deriva la sua universalità. Con l'esempio di una ipotetica gara sportiva, Lorenz ha dimostrato che l'uomo può essere superiore ad ogni altro animale [in determinate circostanze, n.d.r.]. Poniamo che esso debba effettuare una corsa di cento metri, che debba poi tuffarsi in uno stagno, recuperare tre oggetti ad una profondità di cinque metri, nuotare per cento metri, afferrare una corda sulla riva opposta, arrampicarsi su questa per cinque metri e fare infine una marcia di dieci chilometri [...]. Nessun altro vertebrato sarebbe in grado di sostenere tali prove. (da Etologia Umana)
    Certo nemmeno tutti gli uomini e donne che conosco ci riuscirebbero, ma questo è un altro problema..


    PS: ho scelto filmati ripresi rigorosamente in natura, rappresentanti animali liberi e normali. Ritengo che i filmati di animali che interagiscono tra loro e con l'ambiente artificiale di uno zoo siano decisamente meno significativi.

    martedì 14 luglio 2009

    Free soloing, secondo principio della termodinamica e koan

    Ieri notte sono uscito per completare i tre progetti in free solo notturno che mi ero prefissato da un po' di tempo. Sta mattina ho scoperto che John Bachar è morto durante un free solo, alcuni giorni fa. Io non lo conoscevo, il mio approcio animalesco alle cose, spesso, mi porta a non interessarmi delle storie umane che stanno dietro all'evoluzione di una disciplina. E questo è male, spesso. Per rispetto verso di me e verso di lui, quindi, non sprecherò parole di falso cordoglio, piuttosto penserò alla sua esperienza la prossima volta che starò per arrampicare senza sicura. Ecco chi era:



    Solo una cosa vorrei dire, prima di passare ai miei progettini (che ovviamente impallidiscono e si fanno piccini piccini, di fronte a un gigante del genere), agli arrampicatori che vorrebbero vedere la pratica del free solo messa al bando. Se arrivasse qualche colletto bianco e impedisse agli alpinisti di arrampicare perchè, sebbene con la sicura, la gente muore e, d'altra parte, non ha senso salire su una montagna quando ci si può arrivare con la funivia (qualcuno potrebbe sostenere che anche la funivia è pericolosa; al Cermis ci sono morte 20 persone. Ah, ma le ha ammazzate la funivia o l'aereo militare statunitense? Allora forse, in ultima analisi, sono gli aerei da guerra che dovrebbero essere vietati?), cosa direbbero? Forse risponderebbero che può non aver senso per qualcuno ma per qualcunaltro ce l'ha, e che l'importante è essere coscienti dei rischi ed accettarli e che uno deve pur essere libero di fare quello che vuole con la sua vita, finchè non mette in pericolo quella degli altri? Bene, ho concluso, vostro onore.

    Ora mi è passata la voglia di parlare delle mie conquiste che, rispetto alla mistero della morte, alla politica e all'etica, sono veramente delle piccolezze. Ecco i problemi risolti (notare che sono anche dovuto scendere, poi) ma immaginateveli al buio.














    martedì 7 luglio 2009

    Perchè pratichiamo l'arte dello spostamento

    Ecco le ragioni evolutie, psicologiche e sociali che ci spingono a fare Parkour..



    Della serie: Master of the Environment versus The Noobs.. ;)

    domenica 21 giugno 2009

    Esempi di osservazione

    Zakti - Onii



    Privilegia i piani ampi, non fa uso di obiettivi distorcenti, privilegia piani sequenza. Taglia raramente, quasi mai taglia la fine dei movimenti, raramente altera la velocità, non simula un percorso, non c'è il suono diretto. Ovviemante non dichiara nulla dei suoi movimenti (nessuno glie lo ha chiesto;)).
    4/5

    Rage froobling - teghead



    Privilegia i piani ampi, non fa uso di obiettivi distorcenti, piani sequenza decisamente lunghi. Taglia abbastanza raramente, non taglia la fine dei movimenti, non altera mai la velocità, non simula un percorso, anche qui non c'è il suono diretto. Inoltre le parti in cui sono in più d'uno sono state girate, con tutta probabilità, tenendo "buona la prima".
    4/5

    Two crazy days - arte crew



    Molti piani stretti, uso diffuso di fish-eye, alcuni piani sequenza. Parecchi tagli, ogni tanto anche la fine e l'inizio di un movimento, qua e là velocità alterata, non simula un percorso, musica. Si può ipotizzare che il materiale sia stato accumulato in 2 soli giorni.
    2/5



    N.B.: Le "valutazioni" riguardano la correttezza della rappresentazione nel filmato, non la bravura dei traceur.

    Perchè tutto ciò?

    Idee sull'etica del video di Parkour

    E' un po' di tempo che mi sto documentando per scrivere di questa faccenda, ho toccato argomenti come le teorie della comunicazione di massa, l'etica nella rappresentazione audiovisiva, gli effetti sociologici dei media. L'argomento è a dirpoco vasto e decisamente esterno a quelle che sono le mie competenze. Ho quindi rinunciato all'idea di scrivere una sintesi dei miei pensieri, decidendo di entrare subito nel merito della questione senza collegarmi direttamente alle fonti. Lascio, quanto meno, un elenco di riferimenti per chi volesse approfondire le varie questioni.
    Secondo la cultivation theory, l'offerta mediale "coltiva" continue rappresentazioni del mondo sociale e di certi suoi aspetti (consumo, stratificazione sociale, certi valori, violenza) producendo una distorsione. Sembra che al giorno d'oggi siano i media il principale canale attraverso il quale viene determinata la cultura. La cultura: sistema di messaggi e immagini che regolano e riproducono le relazioni sociali. Ci educa ai ruoli di genere, classe, attitudine; ci offre modelli di conformità o ribellione; provvede a classificare le diverse personalità. E’ il metodo simbolico con cui noi organizziamo le nostre idee sull’esistenza: cosa è importante e cosa non lo è, che cosa è buono o cattivo... Ci aiuta ad interpretare ciò che stiamo sperimentando (da questi appunti sulla sociologia dei media).

    Ora quello che voglio dire, in parole povere, è che la nostra generazione vive immersa in un ambiente in cui i media coltivano massimamente alcuni aspetti (poichè sono questi aspetti che alzano l'indice) delle attività che rappresentano come, ad esempio, la spettacolarità o l'estremo. Questi modelli di rappresentazione vengono interiorizzati e replicati quando siamo noi a produrre un filmato. Ovviamente questa pratica porta ad una distorsione dell'attività rappresentata che porta al cambiamento dell'attività e dell'approcio alla stessa (e tutto ciò si propaga a macchia d'olio). Ecco quindi che il Parkour (inteso qui come insieme di Parkour, Freerun e Art du Deplacement) che parte dal concetto di percorso finisce per diventare una catena di trick il più spettacolare possibile. Eccone un esempio:



    Per fronteggiare questo problema propongo un insieme di norme; sia per invitare i registi a seguirle nella produzione di un video che per farsi un'idea sulla "correttezza" dei filmati che visioniamo. Voglio chiarire, comunque, che questo elenco ha senso solo per interpretare i filmati che hanno come obiettivo la rappresentazione del parkour (prerequisito: una certa base comune su cosa esso sia) e non, per esempio, per la video-art o la fiction.

    In fase di ripresa:
    • privilegiare piani ampi a dispetto di piani stretti
    • evitare il più possibile obiettivi distorcenti come fisheye o grandangolo
    • privilegiare i piani-sequenza
    In fase di montaggio:
    • usare il minimo di tagli possibili
    • evitare di tagliare l'inizio e la fine di un movimento
    • evitare di modificare la velocità
    • evitare di montare simulando un percorso, a meno che il traceur non l'abbia realmente realizzato
    • utilizzare il suono diretto
    Altro:
    • dichiarare in quante sessioni è stato accumulato il materiale e la durata di ciascuna sessione
    • dichiarare quante volte è stato ripreso ogni movimento prima di ritenersi soddisfatti
    • dichiarare se i movimenti sono stati eseguiti per la prima volta o sono noti


    Per qualche esempio di osservazione di video di parkour si veda qui.