mercoledì 19 agosto 2009

Deontologia professionale

Dunque, questa volta cercherò di non prendere l'argomento troppo alla larga (interessante, comunque, il concetto di etica deontologica contrapposta al consequenzialismo ;) ). Voglio trattare un argomento spinoso: il rapporto tra parkour e soldi.

Ho portato a termine, nel corso della mia vita da traceur, alcuni lavori per i quali ho ricevuto compensi. Tipicamente le nicchie lavorative sfruttabili sono la pubblicità, gli show dal vivo e l'insegnamento. Ho avuto modo di lavorare in tutti e tre i campi: ho partecipato alla realizzazione dello spot delle Ferrovie del Gargano, di un video aziendale per la Iveco, di un servizio fotografico per una rivista specializzata (Ars Sutoria); mi sono esibito in pubblico in eventi grandi come Game Land e piccini come la festa di contrada di Calusco; ho coordinato stage di Parkour come al Tocatì di Verona. Ad essere sincero non ho accettato tutti i lavori che mi sono stati proposti, ma solo quelli che mi garantivano di non uscire dalla mia deontologia professionale.

In realtà non è poi chissà che cosa questa mia deontologia professionale, solo qualche principio irrinunciabile che dipende dal tipo di lavoro che mi viene richiesto. In sostanza:
  • per l'insegnamento: l'unico principio irrinunciabile in questa circostanza è la libertà d'azione. E' inammissibile accettare richieste tipo insegnare solo le acrobazie oppure evitare di far vedere le cose pericolose o di caricare troppo il condizionamento. E' importante, inoltre, capire se l'evento è gratis o a pagamento, e se è a pagamento, chi si ciuccia i soldini. In casi del genere non ho mai ricevuto un compenso ma solo un rimborso spese: l'insegnamento è bene che rimanga low cost.
  • per le esibizioni: importantissimo è riuscire a veicolare alcuni concetti fondamentali, prima durante e dopo lo show. Ciò che bisogna far capire al pubblico è molto semplice: quello che stanno vedendo non è assolutamente parkour, è solo un esibizione spettacolare delle capacità che un traceur ha sviluppato allenandosi nel parkour e seguire con una breve definizione della disciplina come sistema di spostamento efficiente. Quindi per accetare un lavoro del genere deve essere garantito un canale comunicativo col pubblico o non si deve mai fare riferimento al parkour. Il compenso dovrà essere commisurato alla natura dell'evento, un grosso evento potrà (e dovrà) permettersi un ottimo compenso mentre un eventino locale no, e va bene così.
  • per le pubblicità: se i pubblicitari intendono sfruttare le capacità che ho accumulato facendo parkour, ma senza mai nominarlo nello spot, allora è ok, farò tutto ciò che sono capace di fare; se, invece, si intende sfruttare (attraverso di me) il parkour come disciplina le cose si complicano: innanzitutto niente movimenti inutili tipo flips, inoltre sarò più rigido nelle valutazioni (comunque imprescindibili) del prodotto reclamizzato, del messaggio dello spot e dei possibili risvolti razzisti, sessisti, classisti o specisti. I compensi sono generalmente ottimi, le produzioni hanno i soldi e non c'è da farsi problemi a chiderli.
Un altra possibilità di generare reddito è quella di "vendere" un video ad una televisione, è raro ma può succedere che un certo programma televisivo abbia bisogno di pezzi di un video di parkour per i suoi motivi. Ho venduto i diritti di un mio video a rete4 perchè lo trasmettessero in una bruttissima trasmissione sui ladri acrobati. In questo caso le cose si fanno difficili, bisogna per prima cosa leggere bene il modulo di cessione dei diritti, cercano sempre di fregarti. Io sono riuscito (dopo una settimana di rimaneggiameto del modulo di cessione dei diritti) a vendere il video NON in esclusiva e a obbligare il presentatore della trasmissione a spiegare cosa è il parkour e quale era il contesto originale del mio video. So che non è molto, ma Davide batte Golia solo in alcune favole.

Non è essenziale mantenere eternamente separati il parkour dal lavoro, ma è necessario rispettare una deontologia professionale che salvaguardi la nostra disciplina almeno un po'.


1 commento:

tiamotiodio ha detto...

Come cavolo ci sei arrivato a vendere i diritti a rete4...

Cmq mi piace la visione moralmente rigida che hai del parkour, purtroppo pochi la condividono, molti parlano e parlano, ma poi alla fine è solo ipocrisia... (continua nel post sul world freerunning)